Tabacaria about “Panta Rhei”

Il riff di basso con cui si apre Panta Rhei, quarto album delle svizzere shEver(attive dal 2004), è una specie di serpente preistorico che comincia a muoversi nell’oscurità. È anche l’anticipazione di una qualità su cui si basa gran parte del disco: la capacità di sviluppare brani ampi e ricchi di sfumature a partire da minime cellule ritmiche. Le atmosfere sospese e rarefatte che caratterizzano l’inizio di quasi tutti i cinque pezzi si ispessiscono a poco a poco, fino a raggiungere la solidità necessaria per reggere la potenza dell’urlo e la piena «fioritura» del riff.

Insieme con il dispiegarsi della massa sonora, prende forma un’altra caratteristica dello sludge/doom massiccio delle shEver (cantato in inglese, francese e portoghese): il tratto marcatamente ipnotico e ritualistico dei loro brani, che, a ritmo di marcia, avanzano come processioni dolenti e al tempo stesso combattive. Una miscela che si alimenta del contrasto tra il tono malinconico di chitarra e basso e l’aggressività di voce e batteria. Molto emblematica, in questo senso, Failed to avoid, che oscilla tra il lamento e il canto di battaglia; ma anche La Fin, che riecheggia a lungo in una cavità sotterranea prima di mettersi in movimento per annunciare la fine; e ancora Infinita Mente Triste, un’altra marcia di protesta verso l’infinito.

Le shEver lavorano con pazienza sulla propria formula, raffinando un materiale semplice ma non per questo banale e ricavandone un disco sincero e onesto, e che riesce a far sentire e risuonare a lungo una propria «voce» distinta.

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The opening bass’ riff of Panta Rhei, fourth album of shEver (making music from Switzerland since 2004), is like a prehistoric snake, crawling out from the darkness. It is also the preview of a distinctive quality of the entire record: the ability of developing large and textured songs starting from little rhytmic fragments. The rarefied and vague atmospheres at the beginning of almost all five songs thicken minute after minute, until they gain enough strenght to bear the power of the scream and the riff.

And here you find another specific feature of the massive shEver’s sludge/doom (sung in French, English, and Portuguese): the strong hypnotic and ritualistic feel of their music. Every song is marching like a procession, sorrowful and combative at the same time. A very well performed mix, that gets its taste from the conflict between the melancholic tone of guitar and bass, and the rage of voice and drums. Listen, as a clear example of this, to Failed to avoid, that swings between the lament and the war song; or to La Fin, that seems to echo in a deep subterranean cave before starting to move, announcing the end of it all; and also to Infinita Mente Triste, another potentially endless march of protest.

Panta Rhei sounds like a really honest and sincere album, and therefore powerful. shEver worked hard on their song-form, patiently refining a simple but not trivial material, and succeding in letting out their distinctive voice. And in making it resonating.

10 ottobre, 2015 (23:02) | Music non stop, Di bene in metal | By: MrPotts

http://tabacaria.altervista.org/2015/10/10/shever-panta-rhei-di-bene-in-metal-30/?doing_wp_cron=1453755751.6358160972595214843750

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